Crisi da sovra-indebitamento riservato al debitore non fallibile: cade il divieto di soddisfazione parziale dell’Iva

Anche per l’accordo di composizione della crisi da sovra-indebitamento, riservato al debitore non fallibile, cade il divieto di soddisfazione parziale dell’Iva.

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 205 del 29 novembre 2019  ha dichiarato illegittimità costituzionale parziale dell’art. 7, comma 1, terzo periodo, della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), relativo alle crisi da sovra-indebitamento, per la parte in cui nega la possibilità di falcidiare l’Iva creando così una disparità di trattamento con gli imprenditori fallibili e anche con i loro creditori.

In sostanza, dichiarando incostituzionale la parte della legge, non si nega al debitore sovraindebitato la possibilità di prospettare il pagamento parziale dell’IVA, a pena di inammissibilità del relativo ricorso, cancella dal testo del citato art. 7 le parole «all’imposta sul valore aggiunto».

Nella sentenza, la Corte infatti ricorda che la violazione dell’art. 3 Cost. non  può escludersi muovendo dall’assunto in forza del quale la regola della falcidiabilità dell’IVA, ora ricavabile dall’art. 182-ter della legge fallimentare, costituirebbe un beneficio accordato ai debitori fallibili in deroga al principio generale dell’indisponibilità della obbligazione tributaria.

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